Anem: Bernaschi, i multiplex non fanno chiudere le monosale

In un articolo pubblicato questa mattina su ‘La Repubblica’, Franco Montini affronta il tema della chiusura delle sale e scrive: Negli ultimi cinque anni hanno chiuso i battenti 316 cinema di tipo tradizionale e a pagare lo scotto maggiore sono soprattutto le sale nelle principali città: 10 in meno a Firenze, 9 a Milano, Napoli, Bologna e Roma, 6 in meno a Torino, 5 a Palermo. Tra le regioni più colpite dalle chiusure primeggia l’Emilia Romagna con 82 cinema monosala, seguita dalla Toscana (44) e dalla Lombardia (41). E a dimostrazione che il primo responsabile della loro scomparsa è l’avvento dei multiplex, sono proprio queste le regioni che hanno fatto registrare il maggiort numero di nuovi cinema multisala». Non si è fatta attendere la replica dell’Anem, Associazione Nazionale Esercenti Multiplex, con una lettera inviata a e-duesse dal suo presidente Carlo Bernaschi: «È sorprendente che un giornalista attento come Franco Montini continui a non comprendere la differenza tra le sale multiplex e le sale tradizionali. Come presidente Anem è mio dovere ancora una volta evidenziare che le sale tradizionali non chiudono perché aprono multiplex in periferia ma è il contrario. I multiplex aprono perché il pubblico non frequenta più le sale tradizionali. I multiplex sono la risposta ad una sentita esigenza di intrattenimento, socialità, comodità e dinamicità del nuovo consumatore. La vera cecità nelle considerazioni di Montini è il confondere l’esigenze dei consumatori con le esigenze di una cultura antieconomica, anticoncorrenziale, contro gli interessi degli spettatori. Tutti noi ci lamentiamo del continuo depauperamento dei centri urbani, della chiusura delle botteghe tradizionali, ma siamo persone che vivono e osservano la realtà. La realtà ci dice che mantenere aperte strutture in centro città è sempre più difficile ed antieconomico. Così, se non fossero arrivati i multiplex oggi avremmo un parco sale sottodimensionato. Le sale tradizionali avrebbero chiuso lo stesso mentre il pubblico (oggi recuperato dai multiplex) si sarebbe dirottato su altri e più soddisfacenti consumi outdoor. L’articolo parla delle 10 sale cinematografiche chiuse a Firenze ma non ricorda che a Firenze solo otto anni fa da giugno a settembre tutti i cinema chiudevano per ferie lasciando gli spettatori senza alcuna possibilità di andare al cinema. Montini non segnala come grazie ai multiplex siamo passati da poco più di 80 milioni di spettatori del 1996 a quasi 120 milioni del 2007; non segnala che il prezzo medio sia rimasto pressoché invariato negli ultimi 8 anni: non segnala che grazie ai multiplex i giovani sono tornati a frequentare le sale cinematografiche; non segnala che l’ammodernamento delle strutture, del pubblico, della produzione ha portato l’industria cinematografica nazionale a risultati storici. L’Anem ha sempre sostenuto che le monosale ed i cinema tradizionali hanno bisogno di sostegni adeguati, di riforme strutturali, di incentivi all’adeguamento strutturale e tecnologico. Sono attività produttive che non hanno bisogno di compassione, di nostalgia ma di regole certe, di incentivi seri, di politiche adeguate». Al regista Giuseppe Tornatore che nell’articolo di Montini invitava le sale tradizionali a migliorare la qualità per contrastare lo strapotere dei multiplex, Bernaschi risponde: «Oggi un film di Tornatore può uscire in 400/500 copie e generare quelle redditività che permettono la sua produzione. Senza i multiplex un film di Tornatore oggi sarebbe uscito solo nei nuovi cinema paradiso ed io sono convinto che “il paradiso può attendere».

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