Il presidente dell’Anec, Walter Vacchino, è intervenuto in merito alla recente sentenza della Consulta sul decreto Urbani sul cinema 28/2004: “Nel rigettare i motivi fondanti del ricorso delle regioni Toscana e Emilia-Romagna, la sentenza della Corte Costituzionale costituisce un importante momento di chiarezza nei rapporti Stato-regione. Punto essenziale è aver affermato che per il cinema esistono forti e sicuri elementi che esigono una gestione unitaria a livello nazionale e che conseguentemente è pienamente legittima l’assunzione da parte dello Stato delle funzioni amministrative disegnate dal decreto legislativo n. 28. Si è così allontanato il rischio di una polverizzazione di risorse e competenze attinenti soprattutto il momento del sostegno e del finanziamento pubblico al settore. E’ stata invece accolta – prosegue il presidente dell’Anec – la censura in ordine alla duplice competenza Stato-regioni in materia di apertura sale. In tal caso, il deferimento alle regioni di tutta la materia è un altro positivo elemento di chiarezza fortemente motivato dalla Corte sia per motivi di legittimità che di ragionevolezza”. “Forti preoccupazioni” destano invece, secondo Vacchino, le conseguenze della pronuncia riguardo alla illegittimità dei decreti attuativi del decreto Urbani nella parte in cui per essi non sia previsto il parere della Conferenza Permanente Stato-Regioni. “Pur condividendo – afferma il presidente dell’Anec – il principio espresso dalla Corte di un necessario recupero del ruolo delle Regioni in termini di strumenti concertativi, devo rilevare che la pronuncia determina un forzoso blocco dell’attività amministrativa del ministero per i Beni Culturali con deleterie conseguenze per tutto il settore che dal sostegno pubblico trae l’indispensabile volano per la sua esistenza. L’affermato principio della centralità dello Stato rischia così, almeno pro-tempore, di essere un guscio vuoto. Confido pertanto che tutti gli organi della Repubblica si attivino nel più breve tempo possibile per sanare la situazione utilizzando gli stessi strumenti che la sentenza indica e suggerisce”.
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