Anec, Anem e Anica: più fantasia per il cinema italiano

Nell’ambito del convegno “Cosa funziona e cosa no. I generi e i gusti del pubblico. Focus sul quinquennio 2010-2014”, realizzato da Box Office,in collaborazione con Anica, Anec e Anem, dopo la presentazione dei dati sono intervenuti anche i presidenti delle associazioni Anec, Anem e Anica. Andrea Occihipinti, presidente distributori Anica, ha sottolineato l’importanza del cinema italiano, incentivando la produzione nazionale a rischiare su nuovi generi. «Il nostro cinema è caratterizzato soprattutto dalla commedia e dai film comici, a cui si aggiungono i film d’autore. Il genere drammatico internazionale riscuote ampio successo soprattutto tra dicembre e gennaio, anche per sfruttare la corsa agli Oscar. Soprattutto, esiste negli Stati Uniti un genere drammatico non legato all’autore, penso ad esempio a un film come The Imitation Game, di cui quasi non si ricorda il nome del regista; lo stesso non si può dire dell’Italia. Inoltre, nel nostro paese manca completamente la produzione legata all’animazione. Un segmento che invece è ampiamente consolidato in altri paesi come Francia, Germania, Corea e Giappone. La produzione italiana purtroppo manca di fantasia e rischia di ripetersi senza dare spazio a nuovi autori e idee. Abbiamo avuto episodi di film quali Acab o Vallanzasca, film drammatici ma che hanno interessato i giovani; credo che ci sia spazio per questo tipo di produzioni». Gli fa eco Carlo Bernaschi, presidente Anem, che mette l’accento sulla necessità di una stagionalità uniforme: «Purtroppo registriamo l’assenza della produzione italiana nella stagione estiva. Senza una presenza forte per tutto l’anno, è difficile costruire una stagione uniforme e forte. Attualmente il cinema italiano registra il maggior incasso tra dicembre e febbraio. Ma questa tendenza deve cambiare ed è necessario posizionare prodotto anche nella “stagione più debole”. Forse i produttori dovrebbero fare una riflessione e muoversi in questa direzione. L’esercizio ha bisogno di continuità di prodotto per tutto l’anno, perché i cinema devono far fronte sempre a costi fissi. Non possiamo crescere se non cresce anche la produzione italiana». Diversa l’opinione di Luigi Cuciniello, presidente Anec, a proposito del cinema italiano: «Da questa analisi di Box Office mi sembra che il cinema italiano esca a testa alta. Una decrescita di pochi punti di percentuale è un segnale di tenuta straordinaria, soprattutto considerando che a fare la differenza sono pochissimi film. La produzione nazionale è sicuramente un elemento chiave per il funzionamento del mercato e penso che stiamo lavorando bene in questa direzione. Non mancano, però, note negative. Abbiamo visto che latita una diversificazione strutturata del cinema nazionale a causa di una storica affezione a vecchi modelli produttivi, distributivi e di sfruttamento nelle sale. Inoltre, da anni assistiamo a un aumento dei film prodotti e a un sistematico calo dei budget. Quindi si produce di più ma si realizzano film di qualità minore che finiscono per occupare le sale, senza trovare interesse o risposte dal pubblico. Questo accentua un processo di concentrazione pericoloso, perché si focalizza su pochissimi titoli e fenomeni cinematografici. Di conseguenza non permette di sviluppare un’offerta durevole per tutto l’anno. Bisogna offrire alle sale una stagionalità con coerenza e strategia, senza concentrarsi unicamente in determinate date».

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