Il confine tra sperimentazione e industria è tornato a farsi sottile, e questa volta la scintilla è partita da un cortometraggio animato. Thanksgiving Day, un breve film realizzato con l’aiuto di software di intelligenza artificiale, ha vinto un concorso legato a un nuovo festival dedicato proprio alle produzioni AI. La notizia avrebbe dovuto raccontare l’ennesimo passo avanti della tecnologia nel cinema; invece, nel giro di poche ore, si è trasformata in un caso pubblico con ricadute immediate sul circuito theatrical.
Il progetto ha conquistato il primo posto al Frame Forward AI Animated Film Festival, alla sua edizione inaugurale. Tra i premi annunciati dagli organizzatori figurava una distribuzione particolare: una programmazione di due settimane nelle sale statunitensi, inserita nel contesto del pre-show che precede il film principale. Il punto cruciale è che l’iniziativa è collegata a Screenvision Media, società pubblicitaria che fornisce contenuti e “engagement” prima della proiezione in diverse catene, e che opera anche in alcune sedi AMC Theatres, oltre che in circuiti come Classic Cinemas e TCL Chinese Theatres. Secondo quanto emerso, però, gli esercenti non sembrano essere stati coinvolti nei termini del contest che prometteva quella vetrina.
A mettere un punto, almeno per quanto riguarda AMC, è arrivata una presa di posizione netta. In una dichiarazione, un portavoce della catena ha chiarito: «Questo contenuto è un’iniziativa di Screenvision Media, che gestisce la pubblicità pre-show per diverse catene di cinema negli Stati Uniti e gira in meno del 30 percento delle sedi AMC negli Stati Uniti. AMC non è stata coinvolta nella creazione del contenuto o nell’iniziativa e ha informato Screenvision che le sedi AMC non parteciperanno». Tradotto: niente passaggio del corto nei cinema AMC, nonostante l’annuncio legato al premio.
Thanksgiving Day, firmato da Igor Alferov, è un racconto intergalattico con un orso e il suo assistente ornitorinco che incontrano personaggi di ogni tipo durante un viaggio nella galassia. Per realizzarlo sarebbero stati usati strumenti AI, tra cui Gemini 3.1 e Nano Banana Pro. Modern Uprising Studios, che ha organizzato l’evento Frame Forward, ha difeso l’uso dell’AI con parole ambiziose, sostenendo che stia perfino «supportando la finestra theatrical con eventi coinvolgenti». Nella loro visione, «c’è un allineamento naturale tra narrazione innovativa, incluse produzioni potenziate da GenAI, e la scala a cui le storie devono operare per attirare il pubblico insieme nel mondo reale», e quando l’AI «migliora i flussi di lavoro di produzione» accelera anche esperienze “immersive” e “interattive” che possono “eventizzare” le uscite in sala.
La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio che Hollywood sta affrontando a viso aperto, come dimostrano le recenti polemiche contro il nuovo software AI Seedance 2.0. Opportunità, rischi e tutela di artisti e lavoratori creativi sono al centro della conversazione e non a caso il tema è arrivato anche nelle conversazioni pubbliche delle star. Matthew McConaughey ha avvertito: «Sta arrivando. È già qui. Non negatelo… Possiedi te stesso. Voce, somiglianza, eccetera. Marchialo. Qualunque cosa tu debba fare, così quando arriva, nessuno può rubarti». Timothée Chalamet ha aggiunto una linea di prudenza: «Sono ferocemente protettivo degli attori e degli artisti in questa industria. E ugualmente, qualunque marea stia arrivando, sta arrivando». Nel caso Thanksgiving Day, la marea ha già toccato la sala: e la prima reazione, per AMC, è stata tirarsi indietro.
Fonte: Variety
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