Agis: Buttiglione, dimettiti

L’assemblea generale dell’Agis chiede le dimissioni del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Rocco Buttiglione. In un comunicato dell’Associazione Generale dello Spettacolo si legge: “Preso atto con indignazione della conferma della drammatica decurtazione del Fus (Fondo unico dello spettacolo), ridotto a meno di 380 milioni di euro con la Finanziaria 2006, cui si aggiungono i tagli dei fondi pubblici dell’Istituto per il credito sportivo, di cui di recente erano state ampliate le competenze anche ai beni ed alle attività culturali, chiede che il ministro Buttiglione adempia, con la necessaria immediatezza, all’inequivocabile impegno assunto qualche tempo fa, di rimettere il proprio mandato”. L’assemblea dell’Agis chiede inoltre: alla Presidenza del Consiglio di dichiarare “lo stato di crisi del settore, concordando con le parti sociali l’adozione delle indispensabili ed urgenti misure connesse”; al governo di impegnarsi ad “intervenire con provvedimenti urgenti” per lo svolgimento della normale attività nel 2006; al dipartimento dello Spettacolo di attivare “immediatamente i contatti con le categorie per integrare, in maniera chiara e adeguata gli imminenti decreti ministeriali nel senso richiesto dall’acuito stato di crisi”; alla Conferenza delle Regioni, all’Anci e all’Upi, di attivare “consultazioni permanenti delle categorie per assicurare a tutti i cittadini pari opportunità di fruizione dello Spettacolo”; al governo “che scaturirà dalle prossime elezioni di impegnarsi, entro il 2006, per il ripristino integrale del Fus ai livelli raggiunti nel 2001”. L’assemblea dell’Agis “stigmatizza” altresì “l’ottusa insensibilità dimostrata in questa circostanza dal ministro dell’Economia, Tremonti, così come l’inattendibilità dei titolari del potere decisionale, a conferma di quella negativa visione ideologica che il governo ha dimostrato di avere nei confronti della cultura, così come testimoniato anche dalla reintroduzione di vincoli e balzelli che di fatto concretano una nuova forma di censura nello spettacolo” (la cosiddetta “pornotax”). In questo comportamento l’Agis ravvisa “una colpevole sottovalutazione, oltre che della importanza sociale della cultura dello spettacolo, anche degli esiziali riflessi occupazionali di una categoria che annovera circa duecentomila addetti”.

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